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Quando sport e scienza si sposano con il mare: il racconto dell’esperienza vissuta tra onde e alta tecnologia_di Pietro Gaviati

L’obiettivo di questa sperimentazione rientra nella più vasta tematica riguardante le diverse attività fisiche che vengono praticate da molti di noi nel tempo libero con finalità ricreative e di puro svago e quindi senza un preciso protocollo di esercizi fisici che invece è tipico delle attività motorie e sportive mirate a migliorare un determinato tipo di performance fìsica.

Da un incontro casuale con un mio collega di studi universitari: il prof. Alberto Concu già docente del Corso di “Laurea di Scienze e Tecnica dello Sport”, è nata l’idea di verificare sul piano scientifico la possibilità di stabilire se un’ attività ricreativa come “l’andare per mare a vela”in che modo possa influire sull’attività cardiorespiratoria e metabolica.

Dopo i test presso il Policlinico di Monserrato, con il cardiologo Roberto Solinas e la endocrinologa nutrizionista Fernanda Velluzzi, mirati a stabilire le condizioni di partenza e concordato con il prof. Concu il protocollo delle misure quotidiane non invasive delle variabili sistemiche più importanti che verranno trasmesse in remoto ed in tempo reale ad un server dedicato programmato dall’ing. Informatico Andrea Fois, finalmente il 26 giugno u.s a bordo di un’ imbarcazione a vela di 44 piedi il sottoscritto, 74 anni, con altri due appassionati di mare rispettivamente di 70 (Pier Carlo Porru) e 83 anni (Giorgio Ribolini), siamo finalmente partiti per testare e mettere a punto le apparecchiature per poi proseguire direttamente per Biserta in Tunisia. Purtroppo “in corso d’opera” ci è giunta la notizia deH’impossibilità di sbarcare in Tunisia per l’improvvisa ripresa dei contagi da coronavirus e il conseguente coprifuoco imposto dal governo Tunisino. Pertanto siamo stati costretti ad optare per un percorso alternativo, ma non meno piacevole, lungo le coste della Sardegna.

Aver trasformato una semplice crociera estiva in un’impresa scientifica è stato per me come per gli altri componenti l’equipaggio un esperienza particolarmente interessante e coinvolgente. Poter stabilire se questo genere di attività motorie, che possiamo genericamente definire come “situazionali” possono dare luogo a sensibili e benefici adattamenti negli apparati cardiorespiratorio e metabolico, sul piano scientifico credo rivesta una non trascurabile rilevanza.

In sintesi, con questo primo studio pilota, si sta cercando di stabilire se e di quanto si possa migliorare la capacità fìsica semplicemente “giocando”.

Al nostro rientro sono stati ripetuti i test cardiologici e bioenergetici presso le stesse strutture per poter confrontare le due condizioni.

E’ già iniziato il lavoro sia da parte degli informatici che da parte dei biomedici per analizzare la notevole mole di dati acquisiti durante la navigazione.

Entusiasti dell’esperienza positiva sia sul piano mentale che fìsico ci stiamo preparando per irrobustire la dimensione scientifica dell’esperimento con ulteriori test nelle più svariate condizioni di navigazione.

A risentirci alla prossima stagione con una nuova avventura oramai sempre a sfondo scientifico.