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Anche Quasimodo si tuffò al Poetto_di Giampaolo Lallai

Il mare azzurro di Cagliari ha sempre esercitato, anche nel passato, un irresistibile richiamo per tutti, compresi i personaggi illustri. Basterebbe citare l’esempio dell’allora diciannovenne, ma già noto, Gabriele D’Annunzio che, insieme a Scarfoglio ed a Pascarella, scrittori affermati, si recò, nel 1882, ai bagni Devoto di Giorgino per incontrare le nobildonne cagliaritane e leggere loro versi e brani nella rotonda appositamente trasformata in palcoscenico. Non si lasciò sfuggire l’occasione per una rinfrescante e ristoratrice nuotata di cui serbò un ricordo indelebile per parecchio tempo e non solo parlando con gli amici.

Qualche anno dopo, sempre a Giorgino, venne inaugurato il nuovo stabilimento Carboni che, oltre ad offrire servizi di ottima qualità, presentava la vera novità di un teatro all’aperto per gli spettacoli di varietà e di prosa. Tra le prime ad esibirsi fu la bellissima diva del cafè-chantant Nella Regini. Le immagini dell’epoca la ritraggono accanto alla sua chitarra e con l’immancabile sigaretta tra le dita. Il notevole successo riscosso tra i cagliaritani, non solo per le sue straordinarie doti vocali ma anche per le audaci interpretazioni sceniche, suscitò, però, la forte gelosia di mogli e fidanzate non proprio gentili nei loro apprezzamenti. Non videro l’ora che la Regini lasciasse la città ed il mare di cui si dichiarò innamorata.

Prima dello scoppio della Grande Guerra recitarono a Giorgino anche attori molto famosi come Emma Gramatica, Nicola Maldacea, Tecla Scarano, Angelo Musco, i giovanissimi fratelli Titina, Eduardo e Peppino De Filippo, Antonio Gandusio che percorse in barca il tratto sino a Villasimius, non essendo stata ancora costruita l’apposita strada.

Ma forse l’amore più spontaneo per il nostro mare lo manifestò a più riprese la celebre stella dello spettacolo Anna Fougez, in quel momento fulgida primadonna del varietà e sensibile interprete della canzone napoletana nei principali teatri italiani ed esteri. Ebbe, tra l’altro, una notorietà precoce perché, a soli quindici anni, calcava già le scene in coppia nientemeno che con Petrolini. Fu lei a creare per prima le coreografie con le piume di struzzo, con le fontane d’argento e soprattutto con le scale per il suo ingresso trionfale che in seguito vennero adottate come componente permanente dalla “divina” Wanda Osiris. Divenne la sciantosa per antonomasia, ma anche l’espressione più alta dell’eleganza e del lusso. Legò il suo nome a motivi di enorme successo come Abat jour, Vipera, Addio mia bella signora, Perché piangi Pierrot.

Quando giunse a Cagliari per la prima volta le piacque subito tutto: non solo la città ed il suo mare, ma anche i cagliaritani e persino la squadra di calcio rossoblu che allora non navigava certo in buone acque: nella stagione 1930-31 era in serie C e ad un passo dal fallimento per un bilancio in rosso…profondo. La Fouget prese subito a cuore la sorte del Cagliari al quale dedicò ben due serate tenutesi all’Eden Park ed al Lido del Poetto, devolvendo gli incassi, pari a trecentomila lire (una cifra favolosa per allora), al ripianamento dei debiti. Lo spettacolo al Poetto ebbe per protagonista il giocatore del Cagliari Marcialis, noto Canciofa s’arrogadori, che, invitato sul palcoscenico dalla stessa Fouget, non si perse in eccessivi formalismi. Le diede un lungo ed appassionato bacio in bocca, mandando in visibilio il foltissimo pubblico presente.

Il Cagliari non solo risolse la sua grave crisi finanziaria, ma addirittura ottenne la sospirata promozione in serie B, vincendo per 2-1 la decisiva partita con la Salernitana. I tifosi fecero festa per diversi giorni, cantando in coro anche le canzoni della Fouget. Quando, poi, nell’estate successiva, la soubrette tornò a Cagliari per la stagione all’Arena del Lido, fu accolta con eccezionale entusiasmo dai cagliaritani che la ribattezzarono amichevolmente Anna Fogatza o, con più semplicità, Fogatzedda.

La Fouget volle anzitutto correre a rituffarsi nel suo mare preferito e poi studiò come predisporre la scena. Si presentò alla ribalta in una pomposa scenografia rossoblu e cantò un motivo nuovo, pieno di ironia nei confronti di Mussolini e di tifo travolgente per il Cagliari che le altre squadre “fa fox-trottar”. Fogatzedda diventò l’incontrastata Mascotte rossoblu e l’idolo dell’intera città.

Il ricordo della Fouget si inserisce bene nella stagione balneare cagliaritana di quest’anno che ha particolari sfumature rossoblu, considerato che anche al Poetto, tra un tuffo e l’altro, molto spesso le chiacchiere portano allo scudetto vinto dal grande Cagliari di quarant’anni fa.

Un altro personaggio che ha lasciato traccia di sé a Cagliari è stata l’attrice Tina Di Lorenzo, di rara bellezza, tant’è che D’Annunzio la definì “una grande signora bella come il più bel raggio di sole della Sicilia”. Era già molto famosa quale primadonna della Stabile del Teatro Manzoni di Milano, quando, nel 1911, non resistette al fascino del mare cagliaritano e, forse vinta dalla giornata particolarmente afosa, tra una recita e l’altra al “Diurno” di viale Regina Margherita, si tuffò nelle acque di Giorgino, senza curarsi affatto della rigida distinzione allora vigente tra il recinto riservato alle donne e quello per gli uomini. Anzi, con una nuotata veloce e molto fluida, puntò decisamente verso quest’ultimo reparto mischiandosi in piena libertà tra gli uomini.

Ne nacque un grande scandalo e in città se ne parlò per parecchio tempo. La notizia venne ripresa anche dalla stampa nazionale, buona  parte della quale si schierò in difesa della brava attrice inneggiando alla donna nuotatrice dopo quella ciclista e schermitrice. I tempi, tanto per intenderci, erano quelli dell’avventura africana in Libia tra le note di “Tripoli, bel suol d’amore”: la gente aveva l’esigenza di cercare di sdrammatizzare ad ogni costo la dura vita quotidiana. Perciò anche la sorprendente iniziativa balneare cagliaritana di Tina Di Lorenzo diede lo spunto per un’illusione di facile evasione da un mondo con nuvole sempre più cupi all’orizzonte.

Qualche tempo dopo, però, per l’esattezza nella stagione balneare 1913, il Prefetto di Cagliari, ritenne opportuno ribadire, a scanso di equivoci, la sempre netta separazione tra uomini e donne. Precisò, nel dettaglio: “A tutela della pubblica decenza e del buon costume, in tutto lo spazio marino assegnato per i bagni ad uso dei clienti dello stabilimento, va rigorosamente mantenuta la separazione dei due sessi”. E proseguì: “Se poi taluni non volendo attenersi alle direttive prescritte all’interno dello stabilimento, e bramassero bagnarsi altrove sulla spiaggia, potranno pure farlo. Ma sempre tenendo conto che gli uomini dovranno recarsi sul lato destro boreale e le donne sul lato sinistro australe. Gli uni e gli altri sono autorizzati a muoversi separatamente, seguendo le distanze stabilite dagli appositi cartelli indicatori”. L’incarico di fare osservare le disposizioni fu affidato a is pulimas più intransigenti nel separare is ominis de una parti e is feminas de s’atra.

E pensare che lo stabilimento di Giorgino, pur mantenendo rigida la distinzione tra uomini e donne, rappresentò, tuttavia, già un notevole passo in avanti rispetto a quello precedente di Sa Perdixedda. Qui i bagnanti non si vedevano tra di loro neppure da lontano, in quanto l’immersione in mare avveniva stando all’interno delle singole cabine. A Giorgino, invece, per  bagnarsi ci si recava in riva al mare. Finalmente, insomma, si prendeva anche il sole.

Il costume da bagno maschile consisteva in una maglia di cotone che copriva quasi l’intero corpo, dalla base del collo fino alle ginocchia. In genere si trattava di una maglia a maniche corte abbondante e mai aderente, perché giudicata troppo sconveniente. Le donne, invece, avevano una specie di tunica di tela nera, inizialmente a maniche lunghe, con sotto dei mutandoni che arrivavano sino alle caviglie con appositi legaccini-guarnizioni. Chi osava presentarsi in abbigliamento giudicato non pudico veniva tacciato di sbrigungiu o sbrigungia: le donne, in particolare, rischiavano di finire sui giornaletti umoristici, molto numerosi a Cagliari. Il più diffuso era Sali e Pibiri: ogni estate, riportava in prima pagina le bagnanti che mostravano polpacci o altro.

È il Poetto a segnare, seppure lentamente, la svolta decisiva anche nel campo del costume da bagno. Alla fine della Grande Guerra muta in maniera abbastanza decisa la demarcazione tra decente ed indecente. Prevale un senso del pudore meno rigido e più razionale che consente soprattutto alle donne di stare sulla spiaggia con maggiore libertà. Arriva anche a Cagliari la nuova moda continentale del costume da bagno, che  dai mutandoni porterà prima al due pezzi e poi al topless.

 Il noto pittore cagliaritano Tarquinio Sini coglie subito la novità e ironizza simpaticamente con il passato che tarda a scomparire del tutto. Molto significative, al riguardo, per la loro comicità immediata, sono le sue signorine raffigurate mentre ballano il tango ed il fox-trot suonati dalle orchestrine del Lido, che frequentava  volentieri con la cantante lirica Teresa Tanda, sua moglie. Tarquini destò l’ammirazione dello stesso futuro Premio Nobel Salvatore Quasimodo, in quel tempo impiegato a Cagliari al Genio Civile e anch’egli amante del Poetto.

A partire dagli anni Venti, insomma, gli uomini cominciarono a fare i bagni a torso nudo e le donne a liberarsi pian piano delle magliette con le maniche e dei mutandoni sino alle caviglie. Quando a Cagliari arriva un’altra avvenente regina del cafè-chantant, Isa Bluette, la grande interprete, nel 1926, di Creola, i bagnanti del Poetto e del Lido in particolare, dove si esibisce, hanno una fisionomia ormai molto lontana da quella di Giorgino e piuttosto simile a quella dei giorni nostri.

                  Frequentarono il Poetto anche Fregoli, l’abilissimo attore trasformista, e il maestro Pietro Mascagni quando fu scritturato dai fratelli Boero per dirigere al Politeama Regina Margherita la sua Cavalleria Rusticana ed il Barbiere di Siviglia di Rossini. Tra concerti di musica classica, tanghi argentini, clowns, equilibristi, soubrettes e ballerine si esibirono l’attrice-soprano Nanda Primavera, il cantautore-attore Armando Gill ed il re dello stornello fiorentino Odoardo Spadaro; tornarono, inoltre, anche i tre fratelli De Filippo.

 Negli anni Trenta il cineteatro all’aperto del Lido si affermò come locale di spettacolo di prim’ordine che vide all’opera i maggiori attori del varietà nazionale e straniero: i popolarissimi fratelli De Rege, Guido e Giorgio, quest’ultimo nel ruolo dello sciocco balbuziente poi ripreso in tempi più recenti da Walter Chiari in coppia con Carlo Campanini; Aldo Fabrizi e Nino Taranto (nel 1936); Totò (nel 1938);  il comico Fanfulla (nel 1939) della cui rivista faceva parte il giovanissimo ballerino di tip tap Alberto Sordi; la Filodrammatica SES che fece debuttare il simpatico attore cagliaritano Gianni Agus.

Quanta vita nelle spiagge cagliaritane del passato! Il raffronto con oggi non esiste, tanto più se ci limitiamo al solo ambiente naturale. A tale riguardo lo scrittore e giornalista Guido Piovene, corrispondente per molti anni da Londra e Parigi, osservò: “La grande bellezza di Cagliari è nella baia dai famosi tramonti. Dominata dalla Sella del Diavolo essa ricorda in proporzioni minori la baia di Rio de Janeiro, per le sue coste frastagliate dove si alternano immense dune di sabbia finissima…”. Un vento impetuoso sembra aver spazzato via tutto, sabbia bianca e finissima, casotti colorati, artisti famosi, serate socializzanti, canzoni romantiche, risate spontanee e tanta, tanta autentica cagliaritanità.