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Riflessioni attorno al libro di Antonello Angioni “Cagliari magia nei secoli”

“Vivevamo allora nella sperduta isola dei sardi, quando andare e venire dal continente era un’impresa.

Sembrava che il piroscafo varcasse un oceano e i rari idrovolanti accendevano l’immaginazione. Con stupore, dai balconi di casa, li vedevo alzarsi in volo dagli stagni o approdare in una scia di schiuma come nelle isole dei mari del sud, scoperte al cinematografo o nei racconti d’avventura.

Non conoscevo alcuna costrizione, la città era per noi un campo di giochi, il suo vecchio quartiere arrampicato nella roccia, i suoi bastioni e le sue torri, i vicoli che scendono al porto come rigagnoli ci offrivano una libertà fisica senza confini. Era una straordinaria fortuna che non cesserò di rimpiangere, a confronto con le prigioni della modernità. (…) Non potevo immaginare che una casa così pacifica sarebbe stata inghiottita dalla terra come per un sortilegio.

Al suo posto, c’è ora un contrafforte pietroso dov’è appesa una lapide che parla di mio fratello, cresciuto lì tra mura invisibili. Se uno imbocca quella curva e legge distratto quella scritta pensa indifferentemente a un garibaldino, a una trincea carsica, alla guerra civile. E infatti non c’è differenza”. (Luigi Pintor)

Attilio Gatto

Chi siamo? Da dove veniamo? 

Se ogni cagliaritano e più in generale ogni sardo si facesse queste domande scoprirebbe:

a) di non sapere tanto della propria città e della propria terra;

b) che quello che sa, ammesso che lo sappia, si ferma fino a una certa data e poi l’oblio.

È normale per chi vive in una città non sapere nulla o quasi del proprio passato? Delle storie delle persone? Dei palazzi che ancora oggi campeggiano su piazze e strade, ecc? 

E se non abbiamo contezza del nostro passato cosa possiamo raccontare ai nostri figli? E ai turisti che vorremo venissero a visitare la città? Pensiamo solo che sia compito delle guide avere queste conoscenze? Oppure è utile e importante che ogni cittadino possa diventare all’occorrenza “cicerone” o “ambasciatore” di questo lembo di terra?

Giuseppe Melis Giordano