La vittoria di Ravenna come prima Capitale italiana del Mare non è soltanto un riconoscimento simbolico. È la dimostrazione concreta di come una città che crede davvero nel proprio mare riesca a trasformarlo in progetto, sistema e sviluppo.
Cagliari, invece, questa occasione l’ha lasciata scivolare via.
E non per mancanza di storia marittima, di porto o di vocazione mediterranea. La Sardegna possiede uno dei patrimoni marittimi più importanti d’Italia. Il problema è stato un altro: la candidatura cagliaritana non è riuscita a costruire quella rete di soggetti e di competenze che oggi rappresenta la vera forza delle politiche del mare.
Ravenna ha presentato un progetto costruito con metodo e partecipazione. Attorno alla candidatura si è formato un vero “tavolo del mare” dove hanno lavorato insieme istituzioni, Autorità portuale, università, imprese, associazioni nautiche e realtà scientifiche del territorio. È stata premiata proprio questa capacità di fare sistema.
Cagliari invece ha presentato un dossier centrato soprattutto su ambiente, sport e turismo, trascurando aspetti fondamentali dell’economia marittima come porti, traffici navali, pesca e logistica. Un limite evidente per una città che dovrebbe considerare il mare come il proprio principale motore economico.
Ed è qui che emerge la vera differenza tra le due città.Ravenna ha costruito una comunità del mare.Cagliari ha presentato un progetto.Nel mondo della blue economy questa differenza pesa moltissimo.
Alla selezione hanno partecipato cinquantaquattro città italiane, segno evidente di quanto il mare stia tornando al centro delle politiche territoriali del Paese. Ma il titolo è andato a Ravenna perché la città romagnola ha saputo proporre una candidatura ampia, credibile e sostenuta da una rete reale di soggetti pubblici e privati.
Il progetto ravennate non si è limitato a una serie di iniziative simboliche. Ha tenuto insieme porto, cultura, ricerca, ambiente, turismo e innovazione. Ha saputo valorizzare la dimensione storica della città, la sua economia marittima e il ruolo della portualità dentro una visione di sviluppo coerente e moderna.
In altre parole, Ravenna ha fatto ciò che oggi ogni città marittima dovrebbe fare: considerare il mare non come semplice paesaggio, ma come sistema territoriale, economico e culturale.
Cagliari, al contrario, non è riuscita a dare questa impressione.Il dossier presentato dall’amministrazione è apparso parziale e sbilanciato. Si è parlato di ambiente, sport e turismo, ma è mancata una visione complessiva della centralità del porto, della logistica, dei trasporti marittimi e delle attività produttive legate al mare. …
Per una città come Cagliari il mare non può essere raccontato solo in chiave paesaggistica o ricreativa. Il mare è lavoro, traffico commerciale, relazioni economiche, filiere produttive, cantieristica e collegamenti.
Ridurre tutto questo a una candidatura senza il pieno coinvolgimento degli utenti del mare significa non aver compreso fino in fondo la posta in gioco.
La differenza con Ravenna non sta soltanto nella qualità del dossier, ma nel metodo con cui è stato costruito.Ravenna ha coinvolto.Cagliari no.
Ravenna ha messo insieme istituzioni, Autorità portuale, università, associazioni e operatori del territorio. Ha costruito una candidatura come espressione di una comunità ampia e consapevole.
Cagliari invece ha dato l’impressione di muoversi in modo più ristretto, senza quel coinvolgimento largo degli utenti del mare che avrebbe potuto dare forza e credibilità al progetto.Ed è proprio questa assenza a pesare più di ogni altra cosa.
Cagliari possiede tutte le condizioni per essere una grande città marittima del Mediterraneo: posizione geografica strategica, porto storico, tradizione marinara e potenzialità enormi nella blue economy.Ma queste qualità, da sole, non bastano.Senza una visione condivisa e senza una regia capace di coinvolgere tutto il sistema mare, restano risorse inespresse.
La sconfitta nella corsa alla Capitale italiana del Mare non è soltanto un episodio. È il segnale di una difficoltà più profonda: quella di pensare il mare come asse portante dello sviluppo della città.Ravenna ha dato una lezione chiara. Ha dimostrato che il mare diventa futuro solo quando attorno ad esso si costruisce una comunità vera.
Cagliari, questa volta, è rimasta a guardare.
Il mare non basta averlo davanti.
Bisogna saperlo governare.

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