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Mi piace ridere delle contraddizioni umane: a colazione al Caruso, a Belmond Hotel Amalfi Coast, con l’attrice Paola Minaccioni tra teatro, cinema e vacanze al lago_ di Emilia Filocamo

Mi piace ridere delle contraddizioni umane: a colazione al Caruso, a  Belmond Hotel Amalfi Coast, con l’attrice Paola Minaccioni  tra teatro, cinema e vacanze al lago. di Emilia Filocamo

Può il lusso essere semplice? Può essere così semplice da risultare spontaneo, naturale, capace di mettere a proprio agio? Per l’attrice Paola Minaccioni la risposta è si. Sono appena le sette e mezza del mattino e una densa coltre di nubi si sta facendo strada sul mare: gli occhi della nota attrice ne seguono i movimenti e seguono, nel contempo, gli sprazzi di sole che sbucano qui e lì, oltre il grigio. La Terrazza Caruso, location dell’intervista, si popola dei primi ospiti e la semplicità c’è tutta: nelle parole che Paola condivide con generosità, nel modo in cui sorride e si racconta, assolutamente autentico, diretto. Ad un certo punto è altrove, fissa con gli occhi il panorama. Mi chiede il presagio meteo dietro l’avanzare delle nubi e le spiego che, quasi paradossalmente, quanto più i contorni delle montagne di fronte sono netti, tanto più la pioggia è vicina. Anche questa è semplicità: si discorre di previsioni meteo con la posateria d’argento ben esposta sul tavolo, con i desideri che diventano azioni immediate, che  si tratti di un caffè, di una spremuta o di un angolo di cielo di un azzurro così intenso da ipnotizzare.

Paola, quanto è difficile far ridere? E cosa ti diverte davvero? 

Non è difficile far ridere, in realtà è qualcosa di immediato, di spontaneo. O ci riesci, oppure è praticamente impossibile. Nasce da una connessione del tuo inconscio con il pubblico, con il sentire del pubblico. Quello che mi fa ridere? In generale gli esseri umani nelle loro contraddizioni, la cosiddetta commedia umana. Poi mi piace la commedia d’autore, quella  hollywoodiana,  di Woody Allen, ma anche dei grandi del passato come De Sica e Sordi, oppure ai giorni nostri  Villaggio, Verdone e Zalone. Una comicità che è fatta di intelligenza, i grandi comici non possono prescindere da questo ma anche da un approccio nazional popolare che non deve mai mancare.  

Ci racconti l’esperienza con Ferzan Ozpetek sul set di Diamanti? E c’è stato un giorno durante le riprese che ricorderai per tutta la vita? 

L’esperienza più bella è stata sicuramente lavorare con altre donne in un clima di armonia e di sorellanza, atmosfera pienamente restituita nel film. Ozpetek mi ha dato due modelli: Franca Valeri, per la parte riguardante la sartoria,  ed Anna Magnani per i momenti più intimi,  ed è stato bellissimo potermi ispirare a loro. I momenti indimenticabili sono stati  tutti quelli corali, a tavola, mentre cantavamo. Nonostante il caldo e le parrucche che indossavamo, ci siamo divertite tanto.

La situazione che sta affrontando il cinema italiano non è sicuramente semplice. Cosa ti disturba quando si parla di cinema nel nostro Paese? 

Condivido la necessità di imporre un controllo sulla gestione della tax credit ma non credo che tutto ciò sia da imputare agli attori o alle maestranze, piuttosto a chi ha potere. E tuttavia, nonostante le difficoltà, l’industria del cinema non deve fermarsi perché dà lavoro e contribuisce all’economia. Anche l’arte può essere un business:  in questo l’Italia può dare esempio.

Paola Minaccioni e la General Manager Iolanda Mansi

Si nasce attori o lo si diventa? E tu quando hai capito di avere il cosiddetto “ fuoco sacro”? 

L’ho capito al liceo ma in modo inconsapevole, quando facevo gli spettacoli a scuola,  o imitando i professori. Sono state le mamme dei miei compagni di classe a farmi notare  che ero brava, a consigliarmi di intraprendere questa strada. Dico che si nasce attori ma che poi lo si diventa dopo, come è accaduto per me, in modo imprevisto per poi approdare ad una consapevolezza che mi ha portata a studiare, a formarmi.

Puoi anticiparci qualche tuo progetto? 

A novembre sarò a teatro a Roma con Elena la matta, un monologo di Elisabetta Fiorito, uno spettacolo straordinario,  un’ esplosione di emozioni . A gennaio, poi,  partirà la tournee con Marco Balsamo,  un lavoro basato su un testo americano, le Stravaganti avventure di Kim Sparrow, una commedia che vede protagoniste ancora le donne, tre per l’esattezza. Inoltre parteciperò ad un programma televisivo comico. Per cinema e tv ho progetti che non posso anticipare. A settembre sarò ancora in radio con il Ruggito del Coniglio, e quindi riprenderò a saltare da un treno all’altro in giro per l’Italia alle sette e mezzo del mattino. E poi dal 25 luglio  sarà la volta di Paola racconta Anna, alla Casa del Jazz, dedicato ad Anna Magnani. Adoro le commistioni tra musica e poesia, musica e teatro.

Sei stata tra i premiati dell’edizione 2024 di Facce da Spot, tenutasi all’Ara Pacis di Roma, evento  ideato ed organizzato da Maximiliano Gigliucci e Graziano Scarabicchi. C’è uno spot che avresti voluto interpretare? 

In generale amo gli spot dei grandi registi ma se proprio dovessi scegliere, sicuramente uno spot anni ’50,  un po’ vintage, in cui si vede un’Italia serena, tranquilla.

Sei al Caruso, a Ravello, un luogo di vacanza ma anche e soprattutto di ispirazione. Che tipo di vacanza amava la Paola Minaccioni bambina? E dove ti senti davvero in vacanza? 

Le mie vacanze da bambina sono sempre state con la mia famiglia. Di solito andavamo a Ronciglione, in provincia di Viterbo: mio padre non ha mai amato il mare e lì c’è il lago. Poi di posti del cuore ne ho davvero tanti, ma  amo soprattutto quelli in cui riesco a vivere pienamente il presente. Mi sento a casa in Thailandia, ad esempio. Sono stata lì per il festival del cinema di Ko Samui e Bangkok e posso dirti che sono stata più volte lì al mare che ad Ostia o in Calabria, dove mia sorella ha una casa!

Il Caruso, così come Ravello, è in collina, un luogo a metà strada tra mare e cielo. Se potessi essere qui con un personaggio del passato o un personaggio famoso, chi vorresti che fosse e perché? 

Sicuramente Meryl Streep, lei è un’ispirazione continua, un modello insuperabile. Talentuosa, intelligentissima e, nonostante ciò, si è dovuta imporre e non con poca fatica. Senz’altro vorrei essere qui con lei. L’intervista con Paola Minaccioni si chiude così come si apre, nel nome delle donne. Coralità, sorellanza, alleanza, complicità: sono tutti nomi al femminile, forti come la semplicità che si annida nel lusso, femmina come una nuvola che si staglia nel cielo di Ravello solo per un istante, per poi lasciare intravedere nuovamente il sereno,  alternando il sole alla pioggia. Donna. Anche lei.

In copertina: Paola Minaccioni al Caruso