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Dove il mare incontra le competenze: a Olbia la sfida dell’Ingegneria navale_di Fabrizio Giulio Luca Pilo

L’Università di Cagliari rafforza la propria presenza nei territori con un percorso formativo ad alto valore strategico, in risposta alla crescita dell’economia del mare in Sardegna e nel Mediterraneo.

Il mare, per lungo tempo, è stato raccontato soprattutto come paesaggio, turismo e identità culturale. Oggi è sempre più anche industria, innovazione, tecnologia e lavoro qualificato. In Europa la cosiddetta blue economy comprende trasporti marittimi, portualità, pesca, cantieristica, nautica, energie marine, turismo costiero e servizi avanzati, e rappresenta uno dei principali ambiti di sviluppo per molte regioni costiere. La Commissione Europea la considera una leva strategica per la competitività futura.

Per la Sardegna questo scenario assume un valore particolare. L’insularità rende il mare una componente strutturale della vita economica e sociale: la mobilità delle persone, l’approvvigionamento delle merci, i flussi turistici, le connessioni internazionali e i servizi logistici dipendono in larga misura dall’efficienza del sistema marittimo. Proprio per questo, però, il mare può diventare anche una piattaforma di crescita fondata su competenze avanzate, capacità industriali e innovazione.

È all’interno di questa prospettiva che l’Università degli Studi di Cagliari, nell’ambito di una più ampia strategia di presenza attiva nei territori della Sardegna, ha promosso l’attivazione del Corso di Laurea in Ingegneria Navale nella sede di Olbia, avviato dall’anno accademico 2024/2025 in collaborazione con il Consorzio UniOlbia e con il sostegno strategico e finanziario della Regione Autonoma della Sardegna e del Comune di Olbia.

La scelta di Olbia non è casuale. La città rappresenta uno dei principali snodi marittimi dell’Isola: porto strategico per passeggeri e merci, centro di servizi nautici, polo di attrazione internazionale per la nautica da diporto e punto di riferimento per attività di manutenzione, refitting, logistica e servizi specializzati collegati al sistema mare. Ma Olbia è anche un polo industriale per la produzione nautica, in cui si concentrano competenze produttive, capacità tecniche, filiere specializzate e imprese chiamate a competere in mercati di alta qualità e in segmenti ad altissimo valore aggiunto.

Questa dimensione industriale rende ancora più rilevante la presenza dell’Università. La nautica e la cantieristica stanno attraversando una profonda fase di trasformazione. Il settore deve confrontarsi con le sfide della sostenibilità ambientale, della transizione energetica e della transizione digitale. Nuovi materiali, sistemi di propulsione più efficienti, riduzione dell’impatto ambientale, processi produttivi digitalizzati, sensoristica, manutenzione predittiva, gestione intelligente dei cantieri e delle infrastrutture portuali sono solo alcuni esempi di queste sfide.

Sono trasformazioni necessarie, ma non semplici. La nautica è un settore aperto all’innovazione, ma anche naturalmente prudente. Per ragioni comprensibili legate alla sicurezza del mare, l’introduzione di nuove soluzioni deve misurarsi con affidabilità, robustezza, qualità dei processi e responsabilità tecnica. Proprio per questo l’innovazione non può essere improvvisata. Ha bisogno di competenze solide, metodo scientifico, sperimentazione, capacità progettuale e dialogo continuo tra ricerca e impresa.

In questo contesto, la domanda di professionalità qualificate è destinata a crescere. Le imprese locali devono trovare soluzioni capaci di integrare sostenibilità e performance e necessitano di tecnici, progettisti, manager, architetti, interior designer, ingegneri dei sistemi energetici e delle comunicazioni di bordo, specialisti dei materiali innovativi, esperti della digitalizzazione dei processi produttivi e figure competenti nella gestione industriale dei cantieri e nella logistica portuale. Hanno bisogno, più in generale, di competenze capaci di accompagnare la trasformazione del settore senza perdere di vista sicurezza, qualità e competitività.

Il corso promosso da UniCa nasce esattamente per rispondere a queste esigenze. Il percorso formativo coniuga solide basi matematiche, fisiche e ingegneristiche con competenze specifiche dell’ingegneria navale, affrontando sia la progettazione sia gli aspetti produttivi, tecnologici e organizzativi della cantieristica e dei sistemi energetici.

Ma vi è un aspetto spesso sottovalutato. Portare un corso universitario specialistico in un territorio non significa semplicemente aprire una sede decentrata. Significa investire risorse accademiche reali: garantire docenze qualificate, organizzazione didattica, tutoraggio, qualità dei percorsi, collegamento costante con i dipartimenti dell’Ateneo e dialogo continuo con il sistema economico locale. Significa, in altri termini, trasferire capacità istituzionale dove essa può produrre sviluppo, anche attraverso la trasformazione della ricerca in innovazione: un processo che richiede competenze qualificate, continuità e visione.

Significa anche porre al centro gli studenti e le studentesse, creando le condizioni concrete per una piena vita universitaria, fatta di studio, relazioni, scambi e crescita. In questo senso, servizi, luoghi di studio e soluzioni di housing di qualità, in via di completamento a Olbia, non rappresentano una direttrice autonoma della strategia universitaria, ma uno dei presupposti perché la presenza di UniCa nel territorio diventi piena, stabile e realmente attrattiva.

La presenza diffusa nei territori è infatti una delle direttrici lungo cui l’attuale governance dell’Università di Cagliari ha scelto di operare, rafforzando il ruolo dell’Ateneo come infrastruttura regionale della conoscenza: un’università presente nei diversi territori della Sardegna e capace di costruire opportunità formative coerenti con i bisogni delle comunità e con le traiettorie dell’economia contemporanea. Con una consapevolezza chiara: essere università del territorio significa non limitarsi a osservare le vocazioni produttive locali, ma contribuire a farle crescere attraverso formazione, ricerca, innovazione e capacità di relazione istituzionale.

Nel caso di Olbia, questa presenza sta già rafforzando nel territorio la capacità di ricerca e sviluppo interdisciplinare. È un passaggio decisivo. Fare università nei territori non vuol dire soltanto formare laureati, ma creare le condizioni perché l’innovazione nasca vicino ai luoghi in cui la domanda di innovazione si manifesta, dove le imprese sperimentano vincoli reali legati ai tempi, ai costi, alla sicurezza, alla qualità e alla competitività dei mercati.

È in questo spazio che l’Università può mettere in relazione competenze diverse, essenziali per una visione integrata della blue economy. Una visione che richiede di mettere a sistema saperi provenienti dalle scienze naturali, umane e giuridiche, dall’ingegneria, dal design e dall’architettura, dalle scienze manageriali e dall’economia. In sintesi, richiede proprio la universitas dei saperi.

Occorre quindi costruire un ecosistema adeguato, capace di attrarre ricercatori, talenti e imprenditori grazie alla disponibilità di spazi, installazioni, laboratori e infrastrutture all’avanguardia, in piena sinergia con le istituzioni del territorio. UniCa, UniOlbia e CIPNES stanno già operando in questa direzione, anche grazie a progetti competitivi recentemente vinti e al sostegno delle istituzioni locali e regionali.

L’obiettivo, dunque, non è soltanto attivare un corso di laurea a Olbia, ma contribuire alla crescita di un ecosistema della conoscenza in un territorio già caratterizzato da una forte vocazione industriale e manifatturiera. Proprio per questo la presenza dell’Università può diventare un elemento decisivo: perché porta formazione dove servono nuove professionalità, ricerca dove servono soluzioni innovative e capacità istituzionale dove esistono traiettorie di sviluppo da consolidare.

Questa dinamica genera effetti che vanno oltre il singolo corso di laurea. Università, innovazione e ricerca, quando trovano un territorio fertile e un sistema produttivo disponibile al confronto, possono chiamare nuovo sviluppo. Lo dimostrano le recentissime sinergie con il rinascente polo di Olbia per la manutenzione aeronautica, che ha trovato nella presenza dell’Università di Cagliari una delle condizioni di successo dell’importante iniziativa imprenditoriale, anche grazie alla possibilità di avviare un percorso formativo dedicato. Un percorso che si è potuto immaginare proprio perché UniCa era già università del territorio, già presente, già in relazione con le istituzioni e le imprese locali.

Per molti giovani sardi e per molte famiglie, tutto ciò ha e avrà un valore immediato: poter accedere a una laurea qualificante come ingegneria navale senza lasciare l’Isola, in un settore dinamico e aperto ai mercati nazionali e internazionali. Per le imprese significa poter contare, progressivamente, su capitale umano formato in coerenza con i fabbisogni della filiera. Per il territorio significa trattenere competenze, attrarne di nuove e generare occasioni di crescita più solide.

Nel caso di Olbia, il messaggio è chiaro: dove cresce l’economia del mare, devono crescere anche le conoscenze che la sostengono. E dove esiste una base industriale capace di costruire, mantenere, innovare e competere, l’Università può diventare un acceleratore decisivo, a condizione che formazione, ricerca, infrastrutture, servizi e imprese procedano nella stessa direzione.

Per un’isola come la Sardegna, il futuro passa anche dalla capacità di formare qui le competenze che il mondo oggi richiede. Ma passa soprattutto dalla capacità di essere presenti nei territori, di riconoscerne le vocazioni, di accompagnarne le trasformazioni e di creare le condizioni perché conoscenza, industria e innovazione crescano insieme.